
24 febbraio, Roma, Palaeur. F 21 pronta alla partenza, davanti a 10000 e più atleti, davanti, con i migliori, con i top runners.
Ogni fibra è concentrata verso l'unico obiettivo di spingermi per 21 km dando il massimo, e in fondo a me so che le gambe sono pronte... Finora solo un'altra volta mi sono sentita così forte e così sicura di farcela: il diecimila di fine agosto, dove ho centrato il minimo per i Campionati Italiani.
Sulla linea di partenza sono dietro al mister. Le ultime parole prima dello sparo sono le sue: TRANQUILLA, RILASSATA CON LE BRACCIA, NN TI PREOCCUPARE SE I PRIMI KM HAI FIATONE, E' NORMALE.
Quando parto penso solo a quello, trovare le sensazioni giuste sul ritmo, senza paure. So cosa sono in grado di fare, so che posso osare e che devo, me lo devo, per il lavoro duro e costante, per l'attesa di questo appuntamento, perchè ho tanto aspettato questa gara e la gara è arrivata, e ho solo questa occasione di viverla come fino ad oggi ho solo sperato.
Ho viaggiato a una media di 3.43 al km, la media che lo scorso anno sognavo per il diecimila...senza fatica, senza ansia, senza cedimenti.
Il cielo azzurro, il sole, l'aria ferma ... addosso solo sensazioni positive, i km mi sembravano più corti, ogni volta che guardavo il cronometro al passaggio dei mille esultavo in silenzio. Un'altra conferma... il sogno del personale cominciava ad assumere un profilo di realtà...
10km, passaggio a 37'11... ricordo di aver guardato il cronometro tre volte prima di tornare concentrata sulla strada... 37'11...proiezione...proiezione... non riuscivo a fare i calcoli per l'emozione, ma ero consapevole che stavo andando forte...
Sapevo anche di stare bene, sapevo che mi aspettavano ancora 11 km ma tutti più facili, dovevo soltanto gestire le forze e NON CALARE.
Superato il 17esimo l'emozione ha cominciato a premere per uscire, più cercavo di trattenermi e restare concentrata, più avevo voglia di ridere, piangere... l'arrivo a Ostia, il mare, la vista del traguardo, il tifo forte del pubblico... non ne potevo più... ho percorso la prima parte di rettilineo piangendo di gioia. Sentivo di avere ancora forze, sentivo che ormai era fatta, all'arrivo avrei firmato un personale, si trattava solo di decidere i secondi. Ne ho perso qualcuno alla rotonda, quel tratto finale è stata la parte più lunga, i metri non passavano mai...
poi finalmente lo striscione, finalmente gente accalcata, grida, applausi, due braccia alzate ad aspettarmi e il cronometro scorrere sull'ora e 18... ultimo sforzo, ultimi passi... per firmare il mio sogno, che adesso ha un nome e un pò di numeri, e che in attesa di futuri aggiustamenti si chiama Roma Ostia 1h18'39.
Quelle braccia alzate mi hanno stretto forte, per sentire e farmi sentire la gioia per un risultato che è una vittoria. Sesta=vittoria. Sono forte.

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